Lo scambio, una perla al teatro Musco di Catania

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di Gianfranco Natoli
Le perle, è un fatto risaputo, non sono affatto facili da scovare. Bisogna cercarle in luoghi lontani, esotici, come i mari tropicali, nelle baie protette e nei fiumi. La loro qualità dipende dalla lucentezza e dalla forma. Trovarne di perfette è perciò fatto raro. Come per il teatro. Quello italiano sta lentamente riprendendosi dalla grande crisi scaturita dai nefasti anni del Covid. Gli ultimi dati si riferiscono a due anni fa, al 2024, quando tutti insieme gli spettacoli di prosa, lirica, balletto e concerti hanno fatto registrare un incremento del 4,5% con 153 mila rappresentazioni seguite da 28 milioni di spettatori. Un quarto di questi numeri sono esclusivamente riservati e conquistati dalla prosa. Tutto bene, dunque?
Il discorso a questo punto si fa più complesso. Rispondere con i numeri non è più possibile. Sarebbe necessario capire, analizzare l’età di chi occupa le poltrone, la qualità delle proposte, la ricerca, l’innovazione senza dimenticare di coinvolgere nell’analisi il valore degli interpreti che spesso sono catapultati in teatro facendo leva sul successo ottenuto in televisione e, come naturale conseguenza, nel cinema. E qui rispunta l’iniziale riferimento alle perle. Non è facile trovarle. Bisogna andarle a scovarle in quei teatri lontani dai grandi giri cittadini delle metropoli, che per far numeri puntano prevalentemente su nomi di garanzia.
La nostra perla teatrale l’abbiamo trovata in uno dei teatri simboli della città di Catania, quello dedicato ad Angelo Musco che insieme ai cugini Giovanni Grasso è stato mirabile interprete del teatro siciliano a cavallo tra l’Ottocento e il Novecento. Cinque gli attori che si sono mossi su un palcoscenico che nella sua immobilità ha dato grande prova di vitalità e di un senso del movimento non solo imputabile alla bravura degli attori, ma anche alle intuizioni di Salvo Manciagli che ne ha curato la scenografia. Eduardo Saitta, il primattore, si è mosso con maestria, dirigendo i tempi dell’ironia, ritmando sarcasmo e dramma, sconforto e ribellione come soltanto i grandi del palcoscenico hanno saputo fare nel costruire gli sfarzi del teatro nostrano. Una presenza scenica, la sua, che ha lungamente richiamato alla mente, nella capacità di gestire le pause e i silenzi, e per questo non suoni come un’eresia, quello che ci ha regalato nel secolo scorso l’omonimo De Filippo. Saitta ha legato una vicenda narrativa racchiusa in una sola notte, quella che porta dalla sera di san Silvestro del 1939 al Capodanno del 1940. Un periodo storico importante, dominato dal fascismo e dai fascisti, che fa da preludio all’entrata in guerra del giugno del 1940.
Il commediografo Antonello Capodici ambienta il suo “Lo scambio” in una stazioncina collocata a Montefranoso, immaginario borgo di un paesino al centro della Sicilia, nella parte più lontana dai più importanti capoluoghi. Qui l’indulgente capostazione Saverio, appunto Eduardo Saitta, fa scorrere il tempo tra i rari treni che si fermano e la cura maniacale che ha per i suoi pupi siciliani. Al suo fianco l’altrettanto mite Liborio, interpretato da Giovanni Maugeri, che ci regala ritmi sostenuti da spalla brillante, capace di ergersi in più di un frangente, a mattatore della scena. La sterzata arriva in piena notte quando da uno dei rari treni scende una giovane donna, dolce e disperata, interpretata da Francesca Agate che fa scivolare accanto alla sua dirompente bellezza, una misurata e passionale recitazione capace di regalare emozioni intense, trascinando lo spettatore attraverso tutti i passaggi che portano l’umano dolore a scontrarsi con la disperazione dell’essere madre, ebrea nel momento più drammatico della Grande Storia. Come in tutte le vicende dove il filo conduttore scivola tra commedia e dramma non poteva mancare il cattivo di turno, impersonato da Rosario Marco Amato, un fascista violento, prevaricatore e senza scrupoli. Un ruolo fortemente caratterizzato quello di Amato anche grazie a una presenza scenica che appare in molti momenti come dirompente, difficilmente contenibile che però non travalica mai. L’attore tiene a bada il personaggio anche quando quest’ultimo avrebbe gioco facile nel riuscirci, dando prova di una recitazione seppure negli eccessi dettati dal testo, estremamente credibile. Un lavoro di equilibri perfetti dovuti alla sapiente mano del regista Plinio Milazzo al quale si deve una direzione d’orchestra perfetta, in grado di far scorrere le immagini senza tentennamenti, senza cadute di stile e intensità, regalando allo spettatore la passione del divertimento e l’emozione della riflessione. Un testo che nonostante l’ambientazione così lontana nel tempo non ha perso certo di attualità mischiando fino alla fine quei drammi che ormai quotidianamente si vivono ai danni delle donne. Non vi raccontiamo il finale che deve restare solo a totale godimento dello spettatore. A quest’ultimo regaliamo solo la speranza che il momento della ribellione, del riscatto non si farà attendere.
La conchiglia ha dunque regalato la sua perla. La consegniamo al lettore senza dimenticare Matteo Pugliesi, al quale è stato assegnato un ruolo contenuto, ma anche lui capace di mantenere alta la qualità del lavoro. La speranza è legata alla possibilità che la Compagnia ABC possa portare “Lo scambio” sui palcoscenici italiani. Il testo, la bravura degli attori e la regia lo meritano ampiamente.
Fino a domenica 1 marzo 2026, teatro Angelo Musco di Catania.

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Giornalista professionista, saggista, vice presidente della Stampa Medica Italiana, ha pubblicato una ventina di libri a carattere prevalentemente medico, senza però mai disdegnare di occuparsi di storia, arte e società. Commediografo, una sua commedia, "Quella notte sulla Luna", è stata portata in scena e presentata in prima mondale dalla compagnia Il Palcoscenico, con la regia di Alberto Terrani e le musiche di Bruno Fabbri e Beppe Serio, nella storica villa Grimani di Noventa Padovana. Da atleta master si è dedicato prevalentemente alle maratone e alle ultramaratonete. Ha iniziato a correre nel 2004 portando a termine la sua prima maratona, ad Atene. Da allora ha partecipato e concluso altre quindici maratone tra le più importanti al mondo (tra le altre New York, Londra, Berlino, Stoccolma, Roma, Venezia, Firenze, Trieste, Treviso), diverse 100 km, due 100 chilometri a tappe (deserto del Sahara e Magraid), una 150 chilometri non stop (la splendida Boavista Ultramarathon in totale sussistenza alimentare), rappresentando l'Italia ai Mondiali Master di Riccione 2007 (maratona e 8 km cross), Clermont 2008 in Francia (mezza maratona), Lathi 2009 in Finlandia (1500 su pista e maratona), Goteborg 2023 in Svezia (mezza maratona). Premiato dal Coni Veneto come Atleta Master dell'anno 2009 per l'atletica. Ha attraversato a nuoto lo stretto di Messina nel 2013. E' stato tedoforo alle Olimpiadi di Torino 2006. E' cavaliere all'Ordine al Merito della Repubblica Italiana su nomina del presidente Giorgio Napolitano