Arena di Verona, 16 luglio 2022 – Celeste Aida

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Ph arena.it | ENNEVI FOTQ VERONA | STEFANO VALENTINO

Arena e Aida sono una miscela esplosiva, per l’anfiteatro veronese, ormai collaudata da tempo. Il palco di questo anfiteatro è lo scenario ideale per la rappresentazione dell’opera verdiana, in cui convergono, oltre ai protagonisti, anche numerose comparse, che riempiono il vasto spazio scenico. Ma quest’anno le tradizionali e grandiose componenti dell’opera si arricchiscono con la presenza del soprano russo, Anna Netrebko. Nel 99° festival veronese l’attesa è grande, l’arena pullula di spettatori, che, impazienti, attendono l’entrata in scena della Star. Un applauso scrosciante accoglie le prime note emesse dalla voce di Netrerbko, che non è solo una brava cantante ma anche una raffinata interprete dei suoi personaggi. Il soprano incarna il personaggio di Aida, esprimendo, attraverso la voce, il duplice conflitto che si agita nel suo petto, da un lato l’orgoglio della schiava etiope, che nostalgicamente rievoca la sua patria oppressa e lontana, dall’altro l’amore per Radamès, eroe guerriero degli Egiziani. L’artista modula la sua voce in modo fermo e volitivo ma anche flessibile nel saper cogliere le sfumature più intime del cuore. Dunque, voce sicura ma anche attenta a gestire sapientemente l’espansione vocale con i toni del pianissimo per sottolineare gli aspetti psicologici della protagonista, insieme vittima ed eroina. Pregevoli anche gli altri artisti, Anna Maria Chiuri, che interpreta il ruolo della rivale Amneris, principessa d’Egitto, con voce ampia ed espressiva, sottolineando il suo carattere forte e determinato, il tenore Yusif Eyvazov, che ribadisce le sue qualità di fine fraseggiatore con un timbro vocale ampio e incisivo, sottolineando così il suo carattere di eroe guerriero e di innamorato sensibile. L’unica ombra è data dal colore della voce nei momenti più celebrativi della partitura verdiana. Migliore invece la resa nei passaggi più intimistici.

Accanto ai protagonisti è doveroso ricordare Ambrogio Maestri nella parte di Amonasro, e Rafat Siwek nella parte di Ramfis, che hanno dato una prova dignitosa ma non sempre all’altezza del ruolo.

Dal podio ha retto molto bene l’orchestra Marco Armillato, alternando i toni epici dell’opera con quelli più sofferti e intimistici. Bene anche il coro e gli altri artisti (sacerdoti, ballerini etc…).

Spettacolare la regia di Franco Zefirelli e i costumi di Anna Anni, che rendono la rappresentazione dell’Egitto molto sontuosa e ricca di richiami storici. Di effetto anche la schiera dei sacerdoti che scende lungo le lunghe scalinate dell’Arena con fiaccole molto suggestive agli occhi degli spettatori.

Molti gli applausi e le ovazioni alla fine dello spettacolo.

Ornella Montauti